giovedì 20 settembre 2007

William Holden



No, perche' questa cosa proprio non mi va giu'.
Voi due, mie Vecchie Ciabatte preferite, Simona e Marzia, non potete non sapere chi e' William Holden, nonostante sia nato nel 1918 e morto che eravamo piccine.

Beh... eccolo!!!
















http://italian.imdb.com/name/nm0000034/


Sia mai vi servisse qualche informazione precisa....

Federica

martedì 18 settembre 2007

Ortografia italiana - Questa sconosciuta

Almeno qui lo potro' dire, no? Posso sfogarmi in santa pace? E' anche il mio blog!!!!

L'ortografia italiana e' sconosciuta ai piu', eppure si tratta della nostra lingua, la dovremmo aver studiata tutti...
Va bene, lo ammetto: scrivere in italiano e' difficile. L'italiano è una lingua complessa, con tante strutture particolari ed eccezioni.
Pero', mannaggia, ne dovremmo aver sentito parlare per almeno 8 anni, giusto? Otto lunghi anni, quelli dell'apprendimento facile: elementari e medie.
Dovrebbe essere in noi, inculcata dentro, magari non tutta ma almeno le cose essenziali!!!

Per la miseria:
- "sto" e "sta", prima e terza persona singolare del verbo stare, non si scrivono con l'accento
- "do" prima persona singolare del verbo dare, non si scrive con l'accento
- "dà" terza persona singolare del verbo dare, si scrive con l'accento
- "sì" l'avverbio, quello col quale si afferma, vuole l'accento
- "né" congiunzione negativa, vuole l'accento al contrario di "ne" avverbio o pronome.
- "qual" non vuole l'apostrofo. Indi, per cortesia, non lo mettete in frasi tipo "qual è", "qual era" ecc. ecc.

Federica
che oggi si sente tanto vecchia ciabatta

Sì ti voglio bene... ma... i soldi?

Ogni tanto glielo dico ai miei: schiattate sereni, perché le lacrime al funerale saranno sincere.
Figurarsi, e la perdita e l'amore e i casini che lasciano e il mutuo...
Certo, se papy (per dire) fosse stato un grande tenore, magari la prospettiva cambiava.
Perché sì, ti voglio bene, ma i soldi?
Ma via, non che adesso sto qua e piango perché penso al testamento e non al lutto. Ma che bestie siete a credere certe cose?
Certo, ho nominato quei quattro cinque avvocati, ma così, per compagnia.
Pure lui però... che noia papy... tutti quei testamenti!
E suvvia si fa così?
Che allora viene da dar ragione a quella filibustiera della mia nonna che ogni giorno che cala sulla Terra ci ricorda il suo amore annunciando: "Ah, ma io mi strico tutto prima di morire!"
E strico sta proprio per: distruggo i beni riducendoli in polvere così che poi vi attaccate, ma alla grande.
Ora, verrebbe da ricordare a nonna che è stata contadina e di beni da *stricare* proprio non ne tiene, ma stiamo a sindacare?
Però, se per disgrazia, divento ricca, me lo devo ricordare.
Non voglio mica avvelenare la vita ai cari parenti io...
Sì, vi voglio bene... però...

marzia.elle

lunedì 17 settembre 2007

Dire o tacere

A che serve un blog?
A fare qualcosa quando hai l'insonnia presumo.
Non sono mai stata un'appassionata del 'diario segreto', ma almeno là, quando scrivevo, potevo lasciarmi andare. Potevo dare del demente a chi volevo e via, cosa importava?
I blog sono fantastici.
Rendono pubblico il privato, indi sei fottuto.
Una bella finzione collettiva.
Chissà, sarà un'opera Pirandelliana. Ci sono finita dentro senza accorgermene.
Peccato.
Peccato perché scrivere è una valida alternativa alla violenza.
Perché oggi, ecco... oggi sono così incazzata che devo ancora decidere se è meglio scrivere o tacere.
E siccome non posso scrivere esattamente quello che penso... diavolo... non mi resta che la violenza!
Lurido mondo!

marzia.elle

venerdì 14 settembre 2007

Non si finisce mai d'imparare

Non bisognerebbe mai condividere uno scritto senza averlo letto almeno tre volte.
Ma anche quattro!
Non bisognerebbe mai inviare una mail a cinquanta persone senza aver letto il testo del messaggio almeno cinque volte.
Ma anche sei!
Ma soprattutto, in taluni casi, non bisognerebbe proprio scrivere!

Ecco uno di quei casi!
Giovane ingegnere in fase: "Voglio essere simpatico" scrive:
<<
s'ho DONNE!!!!!>>
Due parole.
Cinquanta persone (colleghi) stamane apriranno la casella di posta e leggeranno: s'ho DONNE!!!!!

Certo, ci sono sempre le dimissioni...

marzia.elle

giovedì 13 settembre 2007

Papà sei fiero di me?

Forse dovrebbero abolire il numero chiuso alle Università.
Per eliminare il sovraffollamento basterebbe impedire ai figli di intraprendere la professione del padre!
Perché, stranamente, pare che nel DNA sia inciso il proprio lavoro e, guarda caso, pare che coincida quasi sempre con quello di papy.
Poi certo, a volte, capita che dei disgraziati figli di operai abbiano strane idee, tipo voler fare il dottore o l'avvocato.
Un problema. Perché Medicina, per dire, è a numero chiuso e per entrare bisogna superare un test che presuppone di aver studiato negli ultimi tredici anni di vita.
E allora che si fa? Facile, si fa quel che si è sempre fatto. Quello che ha portato papà a essere uno che conta: si bara!
"E che male c'è? - risponde il ragazzotto di turno - "Lo fanno tutti. E' il paese dei furbi questo!"
Ma poveraccio, ha ragione. Del resto lui frequenta papy e gli amici suoi. Che altra idea poteva farsi dell'Italia?
Però una domandina al ragazzotto di cui sopra mi piacerebbe farla.
Perché insomma, in fin dei conti, non deve essere bello sapere che tuo padre pensa di te che sei un coglione.
E lo pensa di sicuro, altrimenti non avrebbe pagato.
Insomma, ragazzetto furbetto pieno di soldi e certezze, non ti rode sapere che babbo si vergogna di te?
Quanto costa la stima?
Informati, magari puoi comprare pure quella!

marzia.elle

venerdì 7 settembre 2007

Relativismo che relativizza

Oggi niente profano. Oggi si parla di "sacro".
Il Papa, Benedetto XVI, è in Austria.
L'Austria è una bella regione, nulla da obiettare sulla destinazione.
Del resto... anche io preferisco evitare i paesi sottosviluppati.
Insomma, Benedetto XVI arriva, saluta la folla, ricorda al mondo che nessuno può fare a meno di dio (legittimo, ci mancherebbe, è il suo principale!), si fa fare qualche foto e poi, ottenuta la giusta attenzione, si lascia andare alla seguente esternazione:
"Il relativismo relativizza tutto, il bene e il male non sono più distinguibili".
Che?
No, è che ci sarebbe anche la guerra, la povertà, la fame, la mortalità infantile...
Ma quelli sono problemi nostri. Vero, chiedo scusa.
Del resto, una volta che ha provato a dire qualcosa di più concreto ha fatto incazzare mezzo mondo. Al che, giustamente, ha pensato: "Da adesso solo frasi che nessuno capisce e che non significano niente!".
Che poi a leggerla bene significa eccome, ma la mia zozza animaccia atea sogna un Papa che dica: "Amici miei, fratelli, il male esiste. Non ci nascondiamo dietro le parole. Non relativizziamo. La mafia è male. L'estremismo è male. La violenza è male. Sfruttare i poveri è male. E siccome non può esserci regno dei cieli per chi opera il male, ebbene, che la scomunica si abbatta su chiunque operi il male e su chi lo protegge. Tu mafioso, non sarai più accettato in Chiesa. E nemmeno tua madre, tua moglie e tuo fratello che ti nascondono alla giustizia."
Suvvia, svuotiamo un po' le parrocchie, così magari facciamo spazio ai separati, ai conviventi, agli omosessuali...
Vabbè, questa non è più religione... è fantascienza!

marzia.elle

mercoledì 5 settembre 2007

8 settembre '43: Armistizio

Sempre, a settembre, mi prende un po' di tristezza.
Tanti anni fa, nel '91, a settembre, persi il mio adorato nonno.
Se lo portò via la Seconda Guerra Mondiale.
Che è vero, nei libri si dice che finì nel '45, ma noi che siamo persone di mondo, lo sappiamo che poi servono almeno due generazioni per mettere la parola fine a certe disgrazie. Perché via, tre anni di prigionia in un campo di lavoro tedesco non è che sono l'equivalente di un giro alle terme.
Nonno è stato un eroe. Non di quelli con le medaglie sul petto. Figurarsi. No.
Nonno è stato un eroe perché non ha mai smesso di essere "uomo", anche quando, in verità, ne aveva tutto il diritto.
Nonno aveva pietà, aveva amore. La sofferenza l'aveva reso buono come io non sarò mai.
Quando mi raccontava la sua guerra, a volte (poche volte) piangevo, altre (troppe volte) odiavo.
Odiavo quei tedeschi che lo picchiavano, che lo chiamavano traditore sputandogli in faccia, che lo trascinavano (malgrado la sua giovinezza, la sua forza, il suo ottimismo) verso la morte.
"Nelle SS c'erano dei gran bastardi, è vero, - mi diceva con quel suo sorriso pieno di vita - ma la maggiorparte delle persone che ho incontrato erano solo dei disgraziati come me!"
Non potevo starci.
"Ma come nonno? Che dici?"
Nella guerra ci sono i buoni e ci sono i cattivi. Me lo avevano insegnato.
Era così dalla notte dei tempi.
Allora alzava le spalle con fare disarmante e sorrideva. Sorrideva sempre.
E mi raccontava di quella signora che gli aveva dato il pane togliendolo ai figli. Dell'abbraccio con il "padrone" nel campo di lavoro. Di quella guardia che sparò all'aria piuttosto che alle sue spalle, e lo lasciò fuggire.
"I buoni e i cattivi stanno ovunque. - diceva - In guerra ci stanno solo i disgraziati!"
Ma allora non capivo.
Non avevo letto "Sant'Ambrogio" di Giusti e nemmeno "Le mie Prigioni" di Pellico. Ero solo un po' incazzata, come a volte capita agli adolescenti.
Vedevo mio nonno, bello nella sua uniforme, far strage di nemici.
Primo sul fronte. Un po' come Achille sotto le mura di Troia.
E lui rideva. Non so, magari provava anche un po' di pena. Che ne sapevo io del fronte?!
"Tutti i miei amici partiti per il fronte sono morti. Io non volevo morire. Meglio i campi di lavoro. Meglio i boschi."
Mio nonno non era un eroe di quelli con le medaglie.
Si è preso gli sputi, le botte, le parolacce.
"Tutto! - diceva - Meglio la fame del fronte. Meglio morire scappando che la guerra in trincea a spararsi fra poveracci."
Allora, a volte, mi è capitato di pensarlo: "Nonno, ma tu eri un vigliacco? Non eri un eroe?"
"Gli eroi muiono..." Rispondeva allegro.
Anche se non c'era nulla da essere allegri, ma nonno era così. Aveva visto l'inferno, tutto il resto gli sembrava il paradiso!
Era facile per lui.
Pero' un giorno, un giorno più degli altri, era stato eroe. Eroe nel senso classico del termine.
Strano, non ne era granché fiero, sebbene gli facessi raccontare quel giorno fino alle svenimento.
Per anni ho pensato che fosse stato il giorno della sua consacrazione fra i grandi della terra. L'ho pensato fino al 29 settembre del 1991. Il giorno in cui l'ho visto morire. Semplicemente, con dignità e con quel sorriso stampato in volto che voleva dire: "Mi stai per prendere, lo so, ma t'ho fottuto lo stesso!"

Mio nonno è stato un eroe.
E' stato un eroe per me e per tutte le persone che con lui hanno condiviso sorrisi e pianti e, suo malgrado, è stato anche un eroe per questa patria.
Lo è stato il 9 settembre del 1943.
Il giorno dopo l'Armistizio.
"E' finita la guerra!" Gridavano per le strade.
Ahimé, ne cominciava una nuova!
Nonno era a Piacenza, con il suo plotone (faceva un po' il cuoco, un po' l'artigliere).
Divideva la stanza con un soldato tedesco.
La sera avevano fumato assieme.
Non si capivano tanto bene, ma insomma, a modo loro, si sentivano fratelli.
La mattina dopo, era il 9 settembre, mio nonno si svegliò e non aveva più il fucile.
Lo avevano disarmato.
Avevano disarmato tutti gli italiani.
Perché i tedeschi sapevano dell'Armistizio, gli italiani no.
Che è un po' come il marito cornuto che è sempre l'ultimo a sapere.
E poveracci, non capivano.
La sera prima fumavano assieme, ora gli puntavano una canna di fucile contro.
Tutti gli italiani (graduati e non) furono inquadrati nella piazza.
Pioveva forte.
Li lasciarono lì in piedi per dodici ore.
Senza mangiare, senza bere. Sull'attenti.
Se cascavi, ti sparavano.
Ogni tanto li passavano in rassegna. Arrivavano, strappavano le mostrine gridando: "Italian traditor!" E sputavano sulle divise.
E loro niente. Non sapevano niente.
L'esercito italiano era durato una notte.
La sera passò un ufficiale tedesco.
Fece un lungo discorso sull'Italia, non c'era bisogno di traduzione.
Poi, prese un foglio e iniziò a leggere. Dietro, un soldato che ripeteva in italiano.
E' vero, erano italiani e facevano schifo, ma via, per il fronte andavano bene.
Se lì, subito, avessero giurato fedeltà al Terzo Reich, beh, avrebbero dimenticato quella loro vergognosa nascita. Li avrebbero vestiti con la divisa tedesca e mandati in guerra. Con onore.
L'ufficiale tedesco si schiarì la voce e in traballante italiano gridò: "Giurate voi?"
Ma quel giorno gli italiani di Piacenza si erano svegliati eroi e così, senza pensare, risposero in coro: "NO!"
E quel no era proprio una cannonata.
"Ma nonno? - chiedevo sebbene conoscessi la risposta - Così morivi..."
Nonno è stato un eroe più di quanto pensasse, perché a quella domanda gli brillavano gli occhi e rispondeva: "Non avrei mai rinnegato la patria
! Io sono italiano!"
E lo diceva con orgoglio.
Quando io dico: "Sono italiana..." Non ho nel cuore quello che aveva lui.
In verità non dico mai nemmeno patria.
Oggi non si usa.
Anzi, fa anche brutto.
Per carità, a me piace l'Europa. Piace la Terra e mi sento molto cittadina dell'Universo, però, a volte, mi piacerebbe dire patria. Mi piacerebbe dire Italia e non per dividere, ma per ricordare.
E forse, a volte, dovremmo avere anche il coraggio di dire: "NO!"

marzia.elle

martedì 4 settembre 2007

Il genio del male

E' divertente!
Mi sveglio al mattino con il desiderio di scrivere circa quella tal cosa, poi, zac, incontro il genio del male e mi tocca cambiare idea.
Oggi, il genio del male, si è incarnato in un rivenditore di automobili.
Un tipo viscidello, ma via, quello è il ruolo suo.
Stiamo concludendo un affare (l'affare come è ovvio è tutto per lui) perciò ci vediamo sovente.
Firma qua, firma là.
Un bel sorriso, giacca e pantaloni giallo ittero su abbronzatura irresistibile da figaccion.
"Salve"
"Salve"
"Avete deciso?"
"Abbiamo deciso"
Prende i moduli e scorre i campi.
"Tanto i dati li avevamo già inseriti tre anni fa, vediamo solo se ci sono modifiche..."
E vediamo. Sono accondiscendente.
Alt! Indirizzo sbagliato.
"Mi scusi, - dico - la residenza è cambiata..."
Scrive, cancella, scrive.
Finché... eccolo, si palesa, il genio del male che è in lui non ce la fa più e sfugge al controllo, prende possesso dell'inutile corpo e domanda:
"La data di nascita è sempre uguale?"
Nooooooooooooooooooo!
Da ieri ho deciso che sono nata nel '91!!!

marzia.elle

lunedì 3 settembre 2007

Porello... piange... è solo...

Ieri sera con Lucarelli avevo ripassato la Seconda Guerra Mondiale e di quella stamane volevo argomentare, ma poi...
Ho aperto il sito di Repubblica.
E di seguito, non contenta, quello del Corriere della Sera.

Certe notizie toccano più di altre. Arrivano dritte al cuore e lasciano il segno.
A volte dubiti persino che la tua vita possa continuare così come prima dopo averle lette.
Ebbene, è successo!
Sono una donna sfatta ora che so quali pene si tiene nell'animo quel povero cristo di Bush.
Non mi do pace!
L'uomo più potente del mondo, ahimé, spesso piange e, colmo di sventura, si sente solo.
Ma che razza di insensibili abitanti della Terra siamo?
Vergogna!
Egli che tanto ha fatto per noi...
Dico io... almeno una telefonatina i trafficanti d'armi potrebbero fargliela ogni tanto.
Ingrati!
E le multinazionali?
I magnati del Petrolio?
Tutti quei grassi colonnelli e generali?
E' proprio vero, più fai per gli altri, meno ti vogliono bene.
E pensare che si è così battuto per loro. Per le loro ricchezze. I loro possedimenti. I loro privilegi Medievali!
Suvvia, ci ha messo tutto se stesso. Faccia, culo, tutto.
Che altro, in coscienza, si può chiedere a un uomo?

marzia.elle