Il rilascio del software va male, va molto male.
Ho dormito quattro ore!
Stamane sono entrata presto per lanciare delle procedure prima che l'orda infame occupasse tutte le postazioni. Pensavo fosse un'idea geniale.
E lo sarebbe stata se il capo dell'area (cliente) non fosse arrivato con me.
Ora, seduto alla sua scrivania, nel suo beato e quotidiano fancazzismo, sta ascoltando (e condividendo soprattutto) "Faccetta Nera", canzone seguita a ruota da profondissimi discorsi del Duce su patria e superiorità della razza.
La mia società sta per perdere codesto cliente.
Amici, sbrocco!
marzia.elle
venerdì 14 dicembre 2007
giovedì 13 dicembre 2007
Con questa faccia da demente...
A casa
Io: "Lascia, ci penso io ai piatti."
Mamma: "No no, faccio io!"
Io: "Ma dai su, che ci vuole? Ci metto due minuti. Lascia il piatto!"
Mamma: "..."
Io: "Lascia!"
Mamma: "Però lo devi lavare con la parte rasposa della spugna, metti il detersivo lì, ecco, poi prendilo così, a giro..."
Dal cliente
Io: "Dai, vai a casa, ci penso io a lanciare lo script."
Claudio: "..."
Io: "Su, vai!"
Claudio: "Mmmhhh, vabbè che è facile. Devi aprire la console, così. E' già tutto pronto. un Click qui, uno qui... Te lo scrivo va!"
Ma io i cazzi miei mai?
marzia.elle
Io: "Lascia, ci penso io ai piatti."
Mamma: "No no, faccio io!"
Io: "Ma dai su, che ci vuole? Ci metto due minuti. Lascia il piatto!"
Mamma: "..."
Io: "Lascia!"
Mamma: "Però lo devi lavare con la parte rasposa della spugna, metti il detersivo lì, ecco, poi prendilo così, a giro..."
Dal cliente
Io: "Dai, vai a casa, ci penso io a lanciare lo script."
Claudio: "..."
Io: "Su, vai!"
Claudio: "Mmmhhh, vabbè che è facile. Devi aprire la console, così. E' già tutto pronto. un Click qui, uno qui... Te lo scrivo va!"
Ma io i cazzi miei mai?
marzia.elle
mercoledì 12 dicembre 2007
Il mio lavoretto
Non era questo il lavoro che volevo fare da grande, quello che pensavo per me quando ancora fanciulla mi si chiedeva quale fosse la mia materia preferita, ma via, mi piace.
L'informatica "pura" è una materia amabilissima. Creare algoritmi, scrivere codice in C++ o Java, pensare la struttura di un DB, dà un senso di potere sulla macchina che galvanizza.
Un po' come quando al liceo facevo notte per risolvere uno studio di funzione.
Poi si cresce, si fa anche un minimo di carriera, si ricevono pacche sulle spalle, progetti da seguire, un cauto aumento di stipendio e.................. zac!
Ti ritrovi presso il cliente (una grande azienda telefonica) con il gruppo al completo a installare un programma per il customer care. Tutto ciò in uno stanzone con quindici persone accampate fra portatili, cavi e telefoni. Con uno che urla con la moglie al cellulare; un altro che per passare il tempo ha modificato tutti i suoni di windows, pertanto ad ogni mail ricevuta parte lo sciacquone del cesso; un altro ancora che si bea di un programma che ad ogni azione non consentita, invece del classico "bip", ti apostrofa con un sonoro: "Vaffanculo!".
E in mezzo a loro: io. E questo accidenti di database che non si raggiunge, la rete saltata e il cliente che chiede a viva voce di avere un rapporto sessuale con me, nel caso il programma non funzioni a breve!
Buona giornata anche a voi!
*** upgrade ***
Il cliente apre il MIO portale con codesta password: Staminchia$2007
No comment!
marzia.elle
L'informatica "pura" è una materia amabilissima. Creare algoritmi, scrivere codice in C++ o Java, pensare la struttura di un DB, dà un senso di potere sulla macchina che galvanizza.
Un po' come quando al liceo facevo notte per risolvere uno studio di funzione.
Poi si cresce, si fa anche un minimo di carriera, si ricevono pacche sulle spalle, progetti da seguire, un cauto aumento di stipendio e.................. zac!
Ti ritrovi presso il cliente (una grande azienda telefonica) con il gruppo al completo a installare un programma per il customer care. Tutto ciò in uno stanzone con quindici persone accampate fra portatili, cavi e telefoni. Con uno che urla con la moglie al cellulare; un altro che per passare il tempo ha modificato tutti i suoni di windows, pertanto ad ogni mail ricevuta parte lo sciacquone del cesso; un altro ancora che si bea di un programma che ad ogni azione non consentita, invece del classico "bip", ti apostrofa con un sonoro: "Vaffanculo!".
E in mezzo a loro: io. E questo accidenti di database che non si raggiunge, la rete saltata e il cliente che chiede a viva voce di avere un rapporto sessuale con me, nel caso il programma non funzioni a breve!
Buona giornata anche a voi!
*** upgrade ***
Il cliente apre il MIO portale con codesta password: Staminchia$2007
No comment!
marzia.elle
lunedì 10 dicembre 2007
Quest'anno, abbonamento al Teatro Umberto, di domenica, come le signore di classe.
Entro, mi siedo e attendo fiduciosa, perché, in genere, il vero spettacolo si svolge alle mie spalle, appena le quattro adorabili vecchine si ritrovano con la giovane del gruppo (una quarantenne in carriera un po' snob).
La snob: "E mio figlio Giulio... sapeste... per lui esiste solo l'archeologia. Tu pensi che alla sua età è attratto dai giochi, dal pallone, invece..."
Vecchine in coro: "Davvero?"
[E sorvoliamo su cosa pensava il Leopardi dei romani che si credevano tutti dei gran studiosi perché ammiravano le rovine del passato!]
La snob: "Vero vero. Sempre a visitare gli scavi con mio padre. Un appassionato. E poi fa certe domande. Non so più dove portarlo..."
[Dall'esorcista signora!]
La snob: "Adesso poi... in casa abbiamo messo una lapide romana, vera!"
[Oh my god! Sono dei tombaroli!]
La snob: "Pensate... scritta in latino!"
[Ma tu guarda, i romani parlavano il latino, non si finisce mai di imparare a questo mondo!]
La-mia-amica-seduta-accanto-a-me: "Adesso mi giro e mostro il tesserino della finanza!"
Io: "Sì, ti prego!"
La snob: "E per Natale... sapeste... Giulio ha chiesto un sesterzio! Non perché è mio figlio, ma ha una intelligenza eccezionale."
[Veramente, signora, ha il profilo tipico del serial killer. Ho un'amica psicologa nel caso...]
Una-delle-vecchine: "Mi ricorda tanto un mio ex studente. Pensate, si è laureato in una branchia dell'ingegneria!"
[Lo chiamavano il pesce Nemo!]
Morale: quando vai a teatro, prima di parlare, occhio che davanti non ci sia seduta io! Ma anche dietro, nel caso!
marzia.elle
Entro, mi siedo e attendo fiduciosa, perché, in genere, il vero spettacolo si svolge alle mie spalle, appena le quattro adorabili vecchine si ritrovano con la giovane del gruppo (una quarantenne in carriera un po' snob).
La snob: "E mio figlio Giulio... sapeste... per lui esiste solo l'archeologia. Tu pensi che alla sua età è attratto dai giochi, dal pallone, invece..."
Vecchine in coro: "Davvero?"
[E sorvoliamo su cosa pensava il Leopardi dei romani che si credevano tutti dei gran studiosi perché ammiravano le rovine del passato!]
La snob: "Vero vero. Sempre a visitare gli scavi con mio padre. Un appassionato. E poi fa certe domande. Non so più dove portarlo..."
[Dall'esorcista signora!]
La snob: "Adesso poi... in casa abbiamo messo una lapide romana, vera!"
[Oh my god! Sono dei tombaroli!]
La snob: "Pensate... scritta in latino!"
[Ma tu guarda, i romani parlavano il latino, non si finisce mai di imparare a questo mondo!]
La-mia-amica-seduta-accanto-a-me: "Adesso mi giro e mostro il tesserino della finanza!"
Io: "Sì, ti prego!"
La snob: "E per Natale... sapeste... Giulio ha chiesto un sesterzio! Non perché è mio figlio, ma ha una intelligenza eccezionale."
[Veramente, signora, ha il profilo tipico del serial killer. Ho un'amica psicologa nel caso...]
Una-delle-vecchine: "Mi ricorda tanto un mio ex studente. Pensate, si è laureato in una branchia dell'ingegneria!"
[Lo chiamavano il pesce Nemo!]
Morale: quando vai a teatro, prima di parlare, occhio che davanti non ci sia seduta io! Ma anche dietro, nel caso!
marzia.elle
venerdì 7 dicembre 2007
Non è il caso, sono proprio io!
Il mio commercialista è un signore sulla settantina.
In genere mi aspetta sulla porta di casa, mi dà il bollettino dell'ICI da pagare, io gli do quello pagato sei mesi prima, ci si saluta con una stretta di mano e via.
Ieri stessa scena.
Parcheggio in doppia fila, prendo l'ascensore, suono, bollettino, saluto e... ecco, in genere, a questo punto, mi scapicollo giù per le scale, ma ieri, ieri no.
Vedo la porta dell'ascensore aperta e una signora pronta a entrare.
Per fare prima, sicura, dico alla signora: "Mi aspetta?" E senza attendere risposta mi infilo in quello che secondo me è l'ascensore.
Secondo me!
E infatti trattasi di casa della signora che, sbigottita, mi guarda piombargli nell'ingresso.
Non mi dilungherò sulle mie miserrime scuse.
Ma anche questa volta, ringraziando il cielo, non mi hanno arrestato!
marzia.elle
In genere mi aspetta sulla porta di casa, mi dà il bollettino dell'ICI da pagare, io gli do quello pagato sei mesi prima, ci si saluta con una stretta di mano e via.
Ieri stessa scena.
Parcheggio in doppia fila, prendo l'ascensore, suono, bollettino, saluto e... ecco, in genere, a questo punto, mi scapicollo giù per le scale, ma ieri, ieri no.
Vedo la porta dell'ascensore aperta e una signora pronta a entrare.
Per fare prima, sicura, dico alla signora: "Mi aspetta?" E senza attendere risposta mi infilo in quello che secondo me è l'ascensore.
Secondo me!
E infatti trattasi di casa della signora che, sbigottita, mi guarda piombargli nell'ingresso.
Non mi dilungherò sulle mie miserrime scuse.
Ma anche questa volta, ringraziando il cielo, non mi hanno arrestato!
marzia.elle
giovedì 6 dicembre 2007
Un poco di paura
Ieri sera, nel nostro fantastico openspace.
Ciccio: "Capo, lunedì entro tardi. Posso?"
Io: "Ok."
Claudio: "Dai, dille dove vai..."
Ciccio: "Mi prende pe' lo culo..."
Io: "Io? Ma ti pare!" [Nooooooooooooooooooooooooo]
Ciccio: "Devo fare il provino per: Chi vuol esser milionario."
Io: "Maddai? Ma fico! Oh, vedi di passare. Poi voglio i saluti!"
Claudio: "Ti immagini... arrivi alla domanda da un milione... ed è su Leopardi!"
Ciccio: "Uso la telefonata. Minchia, ti chiamo [a me]."
Claudio: "Pensa se la sbaglia [sempre a me]..."
Ciccio: "La sbaglia?! La sbagli?! [con aria vagamente minacciosa] La domanda da un milione su Leopardi? Cioè, non ci tornare al lavoro!"
Claudio: "Dopo tutte quelle menate che ci fa. Le Operette Morali e le sudate carte, i canti che ci tocca leggere..."
Ciccio: "Minchia, manco ci posso pensare. Hai presente il busto?"
Io: "Fra'!"
Poco di paura...
marzia.elle
Ciccio: "Capo, lunedì entro tardi. Posso?"
Io: "Ok."
Claudio: "Dai, dille dove vai..."
Ciccio: "Mi prende pe' lo culo..."
Io: "Io? Ma ti pare!" [Nooooooooooooooooooooooooo]
Ciccio: "Devo fare il provino per: Chi vuol esser milionario."
Io: "Maddai? Ma fico! Oh, vedi di passare. Poi voglio i saluti!"
Claudio: "Ti immagini... arrivi alla domanda da un milione... ed è su Leopardi!"
Ciccio: "Uso la telefonata. Minchia, ti chiamo [a me]."
Claudio: "Pensa se la sbaglia [sempre a me]..."
Ciccio: "La sbaglia?! La sbagli?! [con aria vagamente minacciosa] La domanda da un milione su Leopardi? Cioè, non ci tornare al lavoro!"
Claudio: "Dopo tutte quelle menate che ci fa. Le Operette Morali e le sudate carte, i canti che ci tocca leggere..."
Ciccio: "Minchia, manco ci posso pensare. Hai presente il busto?"
Io: "Fra'!"
Poco di paura...
marzia.elle
martedì 4 dicembre 2007
Amicizia
Ieri, su una radio locale, ho sentito uno stralcio d'intervista a Roberto Vecchioni.
A parte che la speaker, povera, si era un po' intimorita e pertanto sembrava una studentessa davanti la commissione della maturità, a parte ciò, dicevo, il Vecchioni ha davvero un bel caratterino.
Fra le varie cose dette, condivisibili o meno, una mi ha molto colpito.
Parlando dell'amicizia ha chiosato: "Il vero amico è quello che ti mente sempre."
Ora, chiaramente, non stava a intendere che l'amico è colui che ti dice: "No, stasera non ci sono!" solo per evitare di vederti (un po' come faccio io!), ma semplicemente che l'amico è colui che non ti toglie le illusioni. Che ti lascia sempre la speranza.
Oh quattro miei lettori (di cui tre nascosti!), che ne pensate?
marzia.elle
A parte che la speaker, povera, si era un po' intimorita e pertanto sembrava una studentessa davanti la commissione della maturità, a parte ciò, dicevo, il Vecchioni ha davvero un bel caratterino.
Fra le varie cose dette, condivisibili o meno, una mi ha molto colpito.
Parlando dell'amicizia ha chiosato: "Il vero amico è quello che ti mente sempre."
Ora, chiaramente, non stava a intendere che l'amico è colui che ti dice: "No, stasera non ci sono!" solo per evitare di vederti (un po' come faccio io!), ma semplicemente che l'amico è colui che non ti toglie le illusioni. Che ti lascia sempre la speranza.
Oh quattro miei lettori (di cui tre nascosti!), che ne pensate?
marzia.elle
Buoni propositi
Ciccio: "Minchia, manco le prove base sanno fare..."
Io: "Aveva sbagliato lui?"
Ciccio: "Minchia se aveva sbagliato lui! Uscire pazzo mi fece. Da ieri mattina!"
Io: "..."
Ciccio: "Un poco di iniziativa minchia! Sono come i picciriddi!"
Io: "..."
Silenzio
Ciccio: "Poi dici che uno li scioglie nell'acido!"
marzia.elle
Io: "Aveva sbagliato lui?"
Ciccio: "Minchia se aveva sbagliato lui! Uscire pazzo mi fece. Da ieri mattina!"
Io: "..."
Ciccio: "Un poco di iniziativa minchia! Sono come i picciriddi!"
Io: "..."
Silenzio
Ciccio: "Poi dici che uno li scioglie nell'acido!"
marzia.elle
lunedì 3 dicembre 2007
No comment!
Driiiiin!
Io: "Ciao Papy!"
Papy: "Ciao Papy. Come stai?" [Sì, mio padre mi chiama papà!]
Io: "Bene. Tu?"
Papy: "Bene, ieri ho fatto l'albero."
Io: "Ma papy no, non si fa prima dell'otto dicembre!"
Papy: "Eh, ma non a casa mia..."
Io: "No? E dove?"
Papy: "A casa di un'amica..."
Io: "..."
Papy: "Pronto?"
Io: "Cioè tu vai a casa della gente a fare l'alberto di Natale?"
Papy: "No, siccome lei aveva da fare... allora... ecco... è alto due metri! Bellissimo!"
Ma sono strana io oppure ho proprio una famiglia del cazzo?
marzia.elle
Io: "Ciao Papy!"
Papy: "Ciao Papy. Come stai?" [Sì, mio padre mi chiama papà!]
Io: "Bene. Tu?"
Papy: "Bene, ieri ho fatto l'albero."
Io: "Ma papy no, non si fa prima dell'otto dicembre!"
Papy: "Eh, ma non a casa mia..."
Io: "No? E dove?"
Papy: "A casa di un'amica..."
Io: "..."
Papy: "Pronto?"
Io: "Cioè tu vai a casa della gente a fare l'alberto di Natale?"
Papy: "No, siccome lei aveva da fare... allora... ecco... è alto due metri! Bellissimo!"
Ma sono strana io oppure ho proprio una famiglia del cazzo?
marzia.elle
domenica 2 dicembre 2007
Mal comune...
Non sono la sola a fare figuracce!
Correva l'anno 1823.
A Roma si erano appena svolti i solenni funerati del Canova e nei salotti bene non si poteva non parlarne.
In uno di questi salotti, a casa di monsignor Mai, alcuni letterati romani, un ecclesiastico e il Leopardi, discutevano appunto dell'orazione funebre tenuta dall'abate Missirini.
Ora, la disgrazia dei timidi è che tacciono sempre tranne quando dovrebbero.
E Giacomo, come si sa, è stato un timido.
Pertanto, incitato dai presenti, iniziò a dissertare sull'orazione, valutandola intorno allo zero assoluto.
Con gran gioia, immagino, dell'abbate Missirini, l'ecclesiastico che il Mai si era dimenticato di presentare agli altri invitati.
Povero il mio Ranavuottolo!
marzia.elle
Correva l'anno 1823.
A Roma si erano appena svolti i solenni funerati del Canova e nei salotti bene non si poteva non parlarne.
In uno di questi salotti, a casa di monsignor Mai, alcuni letterati romani, un ecclesiastico e il Leopardi, discutevano appunto dell'orazione funebre tenuta dall'abate Missirini.
Ora, la disgrazia dei timidi è che tacciono sempre tranne quando dovrebbero.
E Giacomo, come si sa, è stato un timido.
Pertanto, incitato dai presenti, iniziò a dissertare sull'orazione, valutandola intorno allo zero assoluto.
Con gran gioia, immagino, dell'abbate Missirini, l'ecclesiastico che il Mai si era dimenticato di presentare agli altri invitati.
Povero il mio Ranavuottolo!
marzia.elle
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